A luglio del 2001, mentre a Genova c’era il G8, io avevo appena finito la maturità e mi godevo il meritato riposo. In quei giorni, stavo capendo dove iscrivermi all’università e avevo fatto un viaggio esplorativo a Perugia. La città mi era piaciuta e in giro avevo visto parecchi striscioni sul G8. Nel frattempo, arrivavano le notizie in tv e sui giornali e ricordo di essermi incazzata. Però non conoscevo nessuno che c’era andato, nel mio piccolo paese della provincia marchigiana non c’erano centri sociali né forme critiche di impegno politico. A scuola eravamo presi dagli esami, anche se qualcuno dei rappresentanti di istituto che frequentavo, prima della fine delle lezioni ne aveva parlato.
Il tema tornò prepontemente nel mio dibattito quotidiano dopo qualche mese, all’Università. Avevo finalmente conosciuto persone che avevano amici che c’erano stati. Qualche dibattito c’era nelle facoltà, ma io non ero molto dentro la politica studentesca. Negli anni, tra Madrid e Roma, ho conosciuto persone sempre più coinvolte e che c’erano state. Ma ci ho messo un bel po’ prima di avere un quadro abbastanza esaustivo dei fatti del G8, con fonti di prima mano.

La locandina di "Diaz-don't clean up this blood"
Così come ci ha messo un bel po’ Daniele Vicari, a fare questo film. E a decidere di farlo. Diaz è uscito ad aprile 2012, prodotto da Domenico Procacci, Fandango. Manco a dirlo, sono arrivate le polemiche. E’ stata vietata qualsiasi intervista agli agenti di polizia dal Ministero degli Interni, se non autorizzata, e Vittorio Agnoletto, decano dei no global pressoché scomparso ultimamente (non è stato eletto europarlamentare nel 2009 e non è stato eletto a sindaco di Milano l’anno scorso), non ha gradito molto il lungometraggio. Secondo Agnoletto, Vicari avrebbe omesso un sacco di cose, abbondando invece sulla resa choc di botte, sevizie e repressioni nella scuola: non ci sarebbero nomi dei responsabili, non ci sarebbero approfondimenti sul Genoa Social Forum e sui motivi della protesta, in sostanza sarebbe un film, parole sue, “furbo e poco coraggioso”. Qui una sintesi efficace dell’Agnoletto-pensiero.
Il film merita di essere visto, azzarderei anche nelle scuole. Riporta l’attenzione su questa squallida pagina di storia italiana, che non deve essere cancellata. E’ vero, il racconto è prudente sotto certi aspetti, lasciando anche molto non-detto. Ma vorrei ricordare ad Agnoletto che “Diaz” è un film, non un documentario di 4 ore. Vicari è partito scegliendo una fonte ben precisa, gli atti processuali, e ha fatto un lavoro enorme, parlando con decine di testimoni e guardando centinaia di filmati e documenti. Dire che ha fatto il furbo è sminuire il suo lavoro e, soprattutto, dire una fesseria. In più, gli italiani non sono delle capre, aver messo Berlusconi che spiega il blitz alla Diaz parlando in conferenza stampa di un’azione per la sicurezza pubblica dopo un attacco (?) a un’auto della polizia, mi sembra un’indicazione sufficiente a capire dove fossero le responsabilità. Che sono politiche, senza dubbio, ma credo anche civili e universali, tuttora in ricaduta su chi, oggi come ieri, fa poco o nulla per chiedere chiarezza su quei giorni.
I punti di vista si intrecciano e, soprattutto, tutta la pellicola è una centrifuga per la pancia. Quelle violenze, quelle botte, quel disprezzo parlano da soli. Esci dal cinema e ti vergogni di essere italiano. Ti auguri che non succeda mai più, che non capiti a tuo figlio. Pensi ai nuovi movimenti di Indignados e Occupy vari, a quello che è successo ad ottobre 2011 a Roma. Speri che qualcosa, nella gestione dell’ordine pubblico di piazza, sia cambiato. E che la maledetta ragion di Stato non abbia più la meglio sulla pelle delle persone.
Io lo promuovo.
P.S: Elio Germano è il giornalista de “La Gazzetta di Bologna”, che ovviamente è un giornale che non esiste. Il suo personaggio è ispirato ad un giornalista vero, all’epoca al Resto del Carlino. Anche qui, sono dovuta arrivare a Bologna per conoscere qualcuno che lo conosce.